Cannabis Light: commenti all’ultima sentenza della Corte di Cassazione, Sez. III, n. 7166/2019

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Nell'attesa di una definitiva decisione da parte delle Sezioni Unite, sul contrasto interpretativo di cui si è trattato nel precedente articolo, commenteremo con il presente l'ultima sentenza della Corte di Cassazione, Sezione III, n. 7166/2019.

Tale sentenza, pur nel filone interpretativo della ormai nota sentenza n. 4920/2019 - la quale ha ritenuto non solo legittima la commercializzazione della Cannabis Light, ma anche che il limite dello 0,6 % di THC sia applicabile sia ad agricoltore, sia a commerciante - contiene spunti interessanti, ma anche vari errori interpretativi rispetto alla L. 242/2016.

Con la sentenza in commento, infatti, la Corte afferma a chiare lettere la legittimità della commercializzazione dei prodotti derivati dalla Canapa Industriale.

Considerazioni

Purtuttavia, l'ultima sentenza della Corte di Cassazione erra - e disattende completamente la Circolare del Ministero delle Politiche agricole, commentata nei precedenti articoli -.

Essa afferma infatti che la coltivazione, per essere lecita, "deve essere finalizzata alla realizzazione dei prodotti espressamente e tassativamente indicati nell'art. 2, co. 2 L. 242/2016".

Si è già tuttavia avuto modo di affermare come tale elenco non sia affatto tassativo, tanto che - a precisazione di ciò - era intervenuto il Ministero delle Politiche Agricole con la nota Circolare già commentata.

La Corte, errando nuovamente, ritiene che il limite dello 0,2 % sia applicabile al solo agricoltore e non al Commerciante, nonostante - come già si è affermato - non sia prevista alcuna conseguenza, nè sequestro o distruzione, per l'Agricoltore in caso di THC entro lo 0,6 %.

Non si comprende, se così fosse, la finalità di tale limite - considerato che di tale prodotto l'Agricoltore non potrebbe farsene alcunchè.

L'ultima sentenza della Corte di Cassazione, Sezione III, pertanto, si deve apprezzare, ritiene lecita la commercializzazione di prodotti derivati dalla Canapa.

Tuttavia, erra affermando che la percentuale di THC non deve essere superiore allo 0,2 % e non comprende appieno le finalità della L. 242/2016, interpretando in modo errato sia l'elenco dei derivati della Canapa, sia la soglia dello 0,6 %.

Ancora di più, è necessario l'intervento delle Sezioni Unite.

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Cannabis Light: i limiti di THC e le decisioni della Corte di Cassazione – La Sentenza n. 4920/2019 e le precedenti

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La sentenza della Corte di Cassazione - Sez. VI - n. 4920/2019

Nel precedente articolo abbiamo parlato dell'arbitraria ed errata interpretazione del Ministro dell'Interno in merito ai limiti di THC consentiti per la vendita di infiorescenze e di Cannabis Light ed accennato le decisioni della Corte di Cassazione - in primis la Sentenza n. 4920/2019.

A dimostrazione di tale assunto, i Tribunali di merito e la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4920/2019 del 31 Gennaio 2019, hanno completamente smontato tale assurda interpretazione.

Con la presente sentenza è stata infatti sancita l'assoluta legittimità della vendita di infiorescenze con THC nei limiti dello 0,6 %.

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Cannabis Light: legalità della vendita di infiorescenze e limiti di THC. La Circolare del Ministero delle Politiche Agricole e quella del Ministero dell’Interno.

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Oggi parleremo, facendo seguito al precedente articolo, della Cannabis Light e della questione della legalità della vendita di infiorescenze.

Parleremo anche dei limiti di THC, analizzando le Circolari dei Ministeri intervenute nel tempo.

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Cannabis Light: vendita infiorescenze e derivati della Canapa Industriale

Cannabis Light: vendita delle infiorscenze e dei derivati della Canapa Industriale
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La commercializzazione dei prodotti a base di canapa, della Cannabis Light e delle infiorescenze, è in realtà molto risalente nel tempo.

Ha però avuto un vero e proprio “boom” con l’entrata in vigore, lo scorso 14 Gennaio 2017, della L. n. 242/2016 recante, appunto, le “norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale coltura in grado di contribuire alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura di rotazione” (art. 1, co. 1).

Al successivo comma 2 del medesimo articolo si specifica poi “che la presente legge si applica alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’art. 17 della Direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 Giugno 2002, le quali non rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 Ottobre 1990, n. 309”.

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La composizione della Crisi da Sovraindebitamento

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La crisi economica globale ha avuto conseguenze drammatiche anche nel nostro paese, dove si sono verificati anche suicidi conseguenti a situazioni di eccessivo indebitamento.

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