Cannabis Light: i limiti di THC e le decisioni della Corte di Cassazione – La Sentenza n. 4920/2019 e le precedenti

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La sentenza della Corte di Cassazione - Sez. VI - n. 4920/2019

Nel precedente articolo abbiamo parlato dell'arbitraria ed errata interpretazione del Ministro dell'Interno in merito ai limiti di THC consentiti per la vendita di infiorescenze e di Cannabis Light ed accennato le decisioni della Corte di Cassazione - in primis la Sentenza n. 4920/2019.

A dimostrazione di tale assunto, i Tribunali di merito e la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4920/2019 del 31 Gennaio 2019, hanno completamente smontato tale assurda interpretazione.

Con la presente sentenza è stata infatti sancita l'assoluta legittimità della vendita di infiorescenze con THC nei limiti dello 0,6 %.

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La nuova Direttiva di Salvini sui Cannabis Shop

Cannabis Shop
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Oggi commentiamo la nuova direttiva di Salvini sui Cannabis Shop , visto infatti il grandissimo clamore suscitato dalle Sue ultime dichiarazioni.

Il Ministro Salvini, infatti, ha proclamato in pompa magna l'intenzione di chiudere tutti i Cannabis Shop.

Per far ciò, afferma di aver emanato una Direttiva ad hoc, che dunque oggi andremo a commentare.

Vi è da dire però che di altro non si tratta se non dei soliti proclami a fini propagandistici.

Tali proclami peraltro denotano, oltre che una scarsa conoscenza in materia da parte del Ministro, una scarsa comprensione del fenomeno "Canapa Industriale" e del sistema giuridico.

Appare però illogico e autoritario, a parer mio, che un Ministro dello Stato possa permettersi di mettere alla gogna un settore economico sorto in forza di legge ed in continua crescita.

La stessa Lega di Salvini, peraltro, ha a suo tempo approvato la L. 242/2016.

Cominciamo innanzitutto con il precisare che nessuna Direttiva Ministeriale può, in alcun modo, scavalcare la normativa statale, in questo caso, l'ormai famosa L. 242/2016.

Si tratta, semmai, di una serie di indicazioni operative date alle Forze dell'Ordine.

In ogni caso, ciò che conta è il contenuto della direttiva.

Come ben si poteva immaginare, la direttiva n. 11013/110 (4) del 9 Maggio 2019 del Ministero dell'interno, nulla dispone riguardo alla chiusura dei "Cannabis Shop".

Al contrario, il contenuto denota una completa ignoranza in materia.

Denota, inoltre, un disinteresse verso la normativa statale, le Direttive di altri Ministeri competenti e le interpretazioni date in sede giudiziaria.

Le premesse della Circolare

La premessa della nuova Direttiva di Salvini sui Cannabis shop afferma che "tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è compresa la produzione e la vendita al pubblico delle infiorescenze".

Ciò, "in quanto potenzialmente destinate al consumo personale, in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente, attraverso il fumo o analoga modalità di assunzione".

Tale affermazione è fuorviante e, peraltro, falsa.

Come infatti detto nei precedenti articoli, il Ministero della Salute, con Circolare n. 5059 del 23 Maggio 2018 ha chiaramente affermato la liceità della vendita delle infiorescenze, che rientrano nella categoria delle coltivazioni destinate al florovivaismo.

Inoltre, come si è visto nei precedenti articoli, la legalità della commercializzazione deriva dalla normativa europea che, all'art. 17 della Direttiva 2002/53/CE esplicita che non esiste alcuna restrizione di commercializzazione per i materiali di moltiplicazione.

Il Ministro, così, utilizza faziosamente l'ormai noto parere del Consiglio Superiore della Sanità che ha ritenuto non si possa valutare l'eventuale pericolosità dei prodotti a base di CBD in quanto contengono anche THC.

La Corte di Cassazione tra l'altro ha già smentito tale parere, giustamente, valutandolo come mere indicazioni prive di forza giuridica, indicazioni peraltro fuori da ogni logica scentifica.

Il Ministro ha poi completamente ignorato (non si sa se volutamente) le decisioni giudiziarie e le interpretazioni della Corte di Cassazione, già commentate nei precedenti articoli.

Invece, dalla più favorevole a quelle più restrittive, al contrario di quanto affermato dalla Circolare, hanno sempre dato atto della legittimità della commercializzazione anche delle infiorescenze.

Il contenuto della Direttiva

Viste le premesse, dunque, il Ministro non ha aggiunto in realtà nulla di nuovo (cosa che, peraltro, neppure avrebbe potuto fare).

Ha semplicemente consigliato alle Forze dell'Ordine ed alle Amministrazioni comunali di disporre "una puntuale ricognizione di tutti gli esercizi e le rivendite presenti sul territorio".

"Nell’esecuzione di siffatto monitoraggio, una cura particolare dovrà riguardare la verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza, richieste dalla legge per poter operare.

"Un altro aspetto da prendere in esame è la localizzazione degli esercizi, con riferimento alla presenza nelle vicinanze di luoghi sensibili quanto al rischio di consumo delle sostanze".

Gli esiti di tale attività di mera ricognizione verranno valutati da un Comitato che dovrebbe predisporre un programma di prevenzione dei comportamenti vietati, soprattutto "se diretti verso la categoria più vulnerabile degli adolescenti".

Conclusioni

Dunque, nella sostanza, se la Nuova Direttiva di Salvini sui Cannabis Shop verrà applicata, i negozi dovranno subire:

  • un controllo atto alla verifica delle certificazioni di legge che, però, hanno sicuramente ottenuto, al fine di presentare la SCIA per l'apertura dell'attività;
  • un controllo atto alla verifica dei prodotti venduti ma, se derivano da sementi certificate ed a norma di legge e vengono venduti solo a maggiorenni, i negozi non commettono alcuna violazione.

Quanto invece alla vicinanza a luoghi sensibili, la Direttiva afferma semplicemente che "in relazione alle possibili nuove aperture di simili esercizi commerciali", le Amministrazioni dovrebbero prevedere "una distanza minima di almeno cinquecento metri dai luoghi considerati a maggior rischio".

Dunque, nessun provvedimento di chiusura per le attività già aperte anche se in luoghi definiti sensibili.

Eventuali provvedimenti di chiusura potranno essere impugnati in quanto illegittimi e viziati da eccesso di potere.

Inoltre, sarà possibile agire anche per il relativo risarcimento del danno.

Nulla cambia rispetto alle problematiche già in essere, ossia quelle affrontate dai Giudici di Legittimità.

Il problema resta pertanto la commerciabilità, o meno, delle infiorescenze ed il contenuto massimo di THC ammissibile che, si auspica, verranno risolte dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite il prossimo 30 Maggio.

Come al solito, dunque, il Ministro Salvini fa il forte coi deboli e rimane sempre debole con i forti, mettendo inutilmente alla gogna un intero settore economico senza alcuna ragione se non quella, appunto, propagandistica.

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Cannabis Light: commenti all’ultima sentenza della Corte di Cassazione, Sez. III, n. 7166/2019

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Nell'attesa di una definitiva decisione da parte delle Sezioni Unite, sul contrasto interpretativo di cui si è trattato nel precedente articolo, commenteremo con il presente l'ultima sentenza della Corte di Cassazione, Sezione III, n. 7166/2019.

Tale sentenza, pur nel filone interpretativo della ormai nota sentenza n. 4920/2019 - la quale ha ritenuto non solo legittima la commercializzazione della Cannabis Light, ma anche che il limite dello 0,6 % di THC sia applicabile sia ad agricoltore, sia a commerciante - contiene spunti interessanti, ma anche vari errori interpretativi rispetto alla L. 242/2016.

Con la sentenza in commento, infatti, la Corte afferma a chiare lettere la legittimità della commercializzazione dei prodotti derivati dalla Canapa Industriale.

Considerazioni

Purtuttavia, l'ultima sentenza della Corte di Cassazione erra - e disattende completamente la Circolare del Ministero delle Politiche agricole, commentata nei precedenti articoli -.

Essa afferma infatti che la coltivazione, per essere lecita, "deve essere finalizzata alla realizzazione dei prodotti espressamente e tassativamente indicati nell'art. 2, co. 2 L. 242/2016".

Si è già tuttavia avuto modo di affermare come tale elenco non sia affatto tassativo, tanto che - a precisazione di ciò - era intervenuto il Ministero delle Politiche Agricole con la nota Circolare già commentata.

La Corte, errando nuovamente, ritiene che il limite dello 0,2 % sia applicabile al solo agricoltore e non al Commerciante, nonostante - come già si è affermato - non sia prevista alcuna conseguenza, nè sequestro o distruzione, per l'Agricoltore in caso di THC entro lo 0,6 %.

Non si comprende, se così fosse, la finalità di tale limite - considerato che di tale prodotto l'Agricoltore non potrebbe farsene alcunchè.

L'ultima sentenza della Corte di Cassazione, Sezione III, pertanto, si deve apprezzare, ritiene lecita la commercializzazione di prodotti derivati dalla Canapa.

Tuttavia, erra affermando che la percentuale di THC non deve essere superiore allo 0,2 % e non comprende appieno le finalità della L. 242/2016, interpretando in modo errato sia l'elenco dei derivati della Canapa, sia la soglia dello 0,6 %.

Ancora di più, è necessario l'intervento delle Sezioni Unite.

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Cannabis Light: legalità della vendita di infiorescenze e limiti di THC. La Circolare del Ministero delle Politiche Agricole e quella del Ministero dell’Interno.

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Oggi parleremo, facendo seguito al precedente articolo, della Cannabis Light e della questione della legalità della vendita di infiorescenze.

Parleremo anche dei limiti di THC, analizzando le Circolari dei Ministeri intervenute nel tempo.

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Cannabis Light: vendita infiorescenze e derivati della Canapa Industriale

Cannabis Light: vendita delle infiorscenze e dei derivati della Canapa Industriale
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La commercializzazione dei prodotti a base di canapa, della Cannabis Light e delle infiorescenze, è in realtà molto risalente nel tempo.

Ha però avuto un vero e proprio “boom” con l’entrata in vigore, lo scorso 14 Gennaio 2017, della L. n. 242/2016 recante, appunto, le “norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale coltura in grado di contribuire alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura di rotazione” (art. 1, co. 1).

Al successivo comma 2 del medesimo articolo si specifica poi “che la presente legge si applica alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’art. 17 della Direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 Giugno 2002, le quali non rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 Ottobre 1990, n. 309”.

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La composizione della Crisi da Sovraindebitamento

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La crisi economica globale ha avuto conseguenze drammatiche anche nel nostro paese, dove si sono verificati anche suicidi conseguenti a situazioni di eccessivo indebitamento.

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Crisi: il Piano del Consumatore – stralcio del 70 % dei debiti

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Crisi: la L. 3/2012, c.d. Legge "Salva Suicidi" è una grandissima opportunità per privati ed aziende in difficoltà economica: oggi il Tribunale di Pavia ha omologato un "Piano del Consumatore" depositato dal Nostro studio che, a fronte di un debito (e di un pignoramento immobiliare) di quasi € 200.000,00, ha ridotto l'importo dovuto dal Cliente alla Banca sino ad € 60.000,00 (da pagarsi in 8 anni), con un risparmio, per il Debitore, del 70 % c.a.

Metodi per rialzarsi dalla crisi e sanare definitivamente i propri debiti. A difesa del Consumatore, sempre! #salvasuicidi #adifesadelconsumatore #pianodelconsumatore #omologa #AvvocatoMalvone


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CONDOMINIO – L’AMMINISTRATORE ED IL RECUPERO DEL CREDITO CONDOMINIALE: Spese condominiali non pagate e decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo




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Ciò di cui si vuole parlare oggi è, forse, uno dei temi più spinosi nella gestione del condominio, ossia, la morosità dei condomini.

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IL RECUPERO DEL CREDITO NELLA FASE GIUDIZIALE: Le forme di esecuzione mediante pignoramento

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Indice:

- Il pignoramento mobiliare presso il debitore 1

a) Il Pignoramento di autoveicoli 3

- Il pignoramento presso terzi 3

- Il pignoramento immobiliare 5

Proseguendo con il tema del recupero del credito, affrontato nella prima newsletter dell’anno 2017 nella quale è stata esemplificata la fase extragiudiziale ed accennata quella giudiziale, si vuole con questo aggiornamento specificare le varie possibilità di recupero forzoso del credito dopo l’ottenimento di un titolo giudiziale. Leggi tutto "IL RECUPERO DEL CREDITO NELLA FASE GIUDIZIALE: Le forme di esecuzione mediante pignoramento"



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IL CODICE DEL CONDOMINIO: LE NORME DA APPLICARE IN MATERIA CONDOMINIALE



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Indice:

I BENI COMUNI 2

I CRITERI DI RIPARTIZIONE DELLE SPESE 3

LE TABELLE MILLESIMALI 4

GLI ORGANI DEL CONDOMINIO 6

a) L’AMMINISTRATORE: 6

- La nomina 7

- La prorogatio imperi 8

- La revoca 9

- Gli obblighi dell’Amministratore 9

- I poteri dell’Amministratore 11

- La responsabilità dell’Amministratore 12

- I compensi dell’Amministratore 13

- La rappresentanza dell’Amministratore 13

b) L’ASSEMBLEA CONDOMINIALE 14

IL REGOLAMENTO DI CONDOMINIO 16

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